Stefano D’Arrigo

Oh, in Italia memoria delle donne
che tortore impettite ai davanzali
improvvise si battono le cosce
scoppiando papaveri sottomano
e insegne di lussuria le rosse
vesti saracene sventolano
alla difesa dei passi strisciati
sui grecali lastrici dell’isola.

Età dell’oro

Oh età dell’oro, età dei figli
a picco di sé stessi cresciuti,
età dell’oro, alito di scirocco,
fiele, miele in lenzuoli di bucato.

Oh età, locusta d’oro, negra nube
che migra alle mie spalle annuvolando
questa infanzia d’avo d’Africa, la mia,
tesoreggiata di pepe e cannella,
con l’estro a cupola, la vita snella.

Oh età dell’oro, polline e locusta,
la madre sulla tua mappa è donna
mora e viene a noi con la mezzaluna,
veliero colmo di chiome e di grano.
Ma noi, noi tu virili qui ci voti,
baffuti come tuoi paladini in oro
e grumi di sangue sulle pale,
pittati un giorno che suoniamo vili
il corno, vinti da sete e da fame.

Contro la tua corazza di zecchino,
età cupa dell’oro, locusta
che fino al cuore qui depredi e cresci
questa mia razza dai lobi forati
per le sue fedi, io arabo io svevo,
parole e fumi qui in Sicilia io levo.

(Stefano D’Arrigo – Codice siciliano – Edizioni Mesogea 2015)

In ricordo di Giorgo Barberi Squarotti

Dedicato

(a Giorgio Bàrberi Squarotti)

La sua lettera Caro Professore m’è arrivata
Con la posta del mattino – col freddo pungente
Del mese di novembre

Solitaria una gazza saltella ai piedi dei miei sette pini
E ignara traccia con la sua livrea bianconera
Segni d’indecifrabile lettura

Tempo dei morti e delle cerimonie questo
Che ci rammenta volti altrimenti dimenticati
Non fosse un giallo cespuglio di crisantemi

Se appena socchiudo la finestra un odore penetrante
Di foglie marcite – già florida livrea della stagione
Più rigogliosa e lieta

Inspiro ed espiro a prova che oggi ancora vivo
e lascio i miei pensieri divagare – liberi alfine
dalla prigione del lucido ragionamento

La sua scrittura dai tratti così minuti e sghembi
Quasi un aquilone che abbia ricevuto un colpo di vento
Mi scorta allora ai luoghi della mia frequentazione

Quel vizio inconfessabile che m’ha corrotta
e resa forestiera.

Torino 3 novembre 2009

Sibylla di Emilio Villa

Emilio Villa è stato un poeta dalla personalità artistica controversa, un libertario
nomade e non iscrivibile a nessuna corrente di scrittura poetica, anzi si è
ben tenuto al largo da ogni confraternita letteraria. Ha pubblicato poco e
spesso sono testi per cartelle di artisti. Villa, ritenuto da molti un precursore
delle neoavanguardie, sperimenta continuamente forme e linguaggi della poesia.
Poeta difficile se si cerca un dettato lineare nei suoi testi
secondo la logica comune ma straordinario per la ricchezza linguistica e le
suggestioni che attraverso la lingua, anzi le varie lingue, riesce a dare.

Per me è il prototipo del vero poeta, libero, integro, gratuitamente proteso a
dissipare i suoi talenti.

SIBYLLA
(FOEDUS, FOETUS)

Quando, da piccolo, nondum puer, strinsi un patto con te sui
giochi delle parole senza senso, foedus inicisti:
ora tu non hai tenuto fede al nostro foedus,
foedus iniecimus
foedus transgrediereris.
Ma io stipite e lancia della tua infedeltà, ho voluto tentare a
a mia volta le più delicate e voluttuose trasgressioni
le deiezioni più sconsiderate,
in fuori e in dentro rovesciando le fodere del foedus tenebrale.
Certo, tu hai avuto vergogna di me,
tu hai abbandonato i miei anfratti;
tu sei di nuovo fuggita nel deserto dei sensi, dei segni, dei
chiarori io ti inseguo e disegno con risibili fulminazioni
infelix exeat ergo copula nostra et aures nostrae flatu erecto
impraegnabuntur Continua a leggere

Thomas Hardy

Thomas Hardy (1840-1928) è molto noto per alcuni suoi grandi romanzi, tra i quali ricordo Via dalla pazza folla.
Pochi forse sanno che è anche uno dei più grandi poeti del Novecento inglese.
La raccolta Poesie per Emma sono poesie d’amore e di rimpianto scritte per la moglie Emma morta nel 1912.
Emma Lavinia Gifford e Thomas Hardy si erano infatti sposati sotto la spinta di un grande amore, cui però era seguito un matrimonio lungo e infelice. Alla morte della moglie il poeta scrive più di cento poesie struggenti nel ricordare l’amore verso la moglie e piene di emozioni, che egli cerca ancora di afferrare.

La settimana

Lunedì notte chiusi la mia porta
pensando: «non sei come prima» –
non mi importava non trovarci più.

Martedì mi parve intravvedere
qualcosa in te non proprio di banale
nel cuore, nel volto, nelle idee.

Mercoledì non pensavo che avremmo
mai diviso la vita, anche se
non avremmo legato poi male.

Giovedì mi piacevi e sentivo
che, qualunque cosa avvenisse,
non dovevo restare lontano.

Venerdì trasalii nel sentire,
guardando da lungi il villaggio,
che l’amata mia ancora eri tu.

Sabato ti vidi tutta intera
nella mia mente – e come in uno scrigno
il meglio della donna chiuso in te.

Come un gabbiano con le ali mozze
anela il mare, così io ti volevo,
la notte di domenica, perché

la vita è spreco vuoto senza te.

A week

On Monday night I closed my door,
And thought you were not as heretofore,
And little cared if we met no more.

I seemed on Tuesday night to trace
Something beyond mere commonplace
In your ideas, and heart, and face.
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DATURA di Patrizia Cavalli

A pag. 114 dell’ultima raccolta di Patrizia Cavalli si legge:
[…] Un altro è il mio progetto, la mia ambizione
è accogliere la lingua che mi è data
e, oltre il dolore muto, oltre il loquace
suo significato, giocare alle parole
immaginando, senza un’identità,

una visione. […]

Il destino figurato

Poco fa me ne stavo rannicchiata
dentro un mezzo sogno coscienzioso
quando mi è apparso il mio destino figurato,
non visibile al presente o nel futuro
ma sicura proprietà del mio passato:
qualcosa che era lì con me al mio inizio
e che mi equipaggiava, come una maglia nuova,
bella compatta, che poi, non si sa quando,
s’è disfatta. Sì, avevo il mio destino
e si è sciupato. Ma a quale duro ferro
mi si è impigliato il filo? Ecco, lo vedo
che se lo tira via mentre io incosciente
senza girarmi mai per liberarlo
per distrazione mia continuo sempre
a muovermi in avanti, avanti non davvero
che ero in un cerchio dove però molto
mi muovevo con la mia maglia ormai
tutta un groviglio. O dio, o dio,
dunque è così, più avanzo e più mi spoglio!
Avrei dovuto far la balia al mio destino,
tenermelo vicino, buono, al caldo,
ma quel feroce gancio che mi ha strappato
il filo, cosa sarà quel gancio
scostumato per cui ora striscio nuda
dietro al tempo? Ah che stupida idea
questo destino! Rinuncio al suo corredo,
non lo voglio, sarò comunque nuda
quando verrà il momento. Ma come
mi presento, come faccio
con questo assurdo malloppetto sfatto! Continua a leggere

Maurizio Cucchi

Malaspina

Ma che cos’è Malaspina? Una voce,
una strana parola, il laghetto
che passava fresco nella stanza buia,
per il ristoro verde di una gita aerea.

Lo rivedo adesso nel gelo, nel bianco
totale, in un estremo paesaggio ghiacciato,
siberiano, alla fantasia, che si compiace
di un’escursione che il tempo ha già ibernato.

***
La biglia di vetro iridato filava
radente nell’angolo e sotto la finestra
buia che dava sul cavedio – e altro
di quella stanza non ricordo – filava
su quei lastroni rossi smangiati,
verso il bersaglio, nel mio tiro
impeccabile da pistolero. Continua a leggere

Spigolando in una antologia…

Amico della notte

Sono stato un amico della notte.
Sono uscito e ritornato sotto la pioggia,
Ho oltrepassato le ultime luci della città.

Ho scrutato palmo a palmo le viuzze più tristi della città,
Son passato vicino alla guardia che faceva il suo giro
Ed ho chinato gli occhi, non avendo voglia di spiegare.

Son rimasto immobile, arrestando il rumore dei piedi
Quando da lontano un grido strozzato
Venne sopra le case da un’altra strada,

Ma non a chiamarmi indietro o a dirmi arrivederci:
E ancora più immobile, alto sopra la terra,
Un orologio luminoso contro il cielo

Proclamava che il tempo non era né sbagliato né esatto.
Sono stato un amico della notte.

Acquainted with the night

I have been acquainted with the night.
I have walked out in rain – and back in rain.
I have outwalked the furthest city light.

I hane looked down the saddest city lane.
I have passed by the watchman on his beat
And dropped my ayes, unwilling to explain. Continua a leggere